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Google: la Cina è lontana
gen 13
L’ennesima intrusione nei suoi sistemi non è andata giù ai capi del Googleplex. Che ora minacciano: basta filtri o ce ne andiamo
A seguito di un’ondata di cyberattacchi che ha avuto la sua origine in Cina e che ha coinvolto diverse aziende in tutto il mondo, Google potrebbe chiudere la propria filiale di Pechino. Lo ha scritto David Drummond, legale di BigG, sul blog ufficiale di Mountain View.
Google avrebbe rilevato diversi tentativi di violazione di alcuni account Gmail registrati da dissidenti e attivisti cinesi: i database, stando ai risultati dell’investigazione avviata subito dopo l’attacco, non sarebbero stati violati. I cracker cinesi sarebbero riusciti a scoprire solo la data di creazione di due caselle di posta, senza potersi spingersi oltre. Tuttavia, come spiega Drummond, questa imponente operazione ha significato per Google anche “il furto di proprietà intellettuale”, oltre che una mancata introduzione clandestina nei suoi server Gmail, per i quali sono state adottate ulteriori misure di sicurezza.
Per BigG questo episodio potrebbe essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso e sarebbe quindi pronto a lasciare la Cina chiudendo i suoi uffici di Pechino, licenziando o trasferendo oltre 700 dipendenti e soprattutto rinunciando ad un business da 300 milioni di dollari in uno dei mercati con le più floride prospettive per il futuro.
David Drummond ha scritto che a Mountain View “non sono più disposti a censurare google.cn“. Nelle prossime settimane dovrebbe esserci un incontro con le autorità cinesi, le stesse che mantengono inaccessibile YouTube e che più volte hanno minacciato di tagliare fuori dalla rete cinese il motore di ricerca se non avesse ottemperato alle loro richieste. L’intento di Google sarebbe quello di verificare se e come ripulire la versione cinese del suo search engine dai filtri rispettando comunque la legge locale. Nell’eventualità che ciò non accada google.cn cesserebbe di esistere dopo 4 anni di attività.
